Mal d’orecchio dopo il bagno: cosa può significare?
Aggiornamento: 17 ago

Una giornata al mare o in piscina dovrebbe lasciare solo un piacevole ricordo. Eppure, qualche ora dopo il bagno, può comparire dolore all’orecchio, prurito, sensazione di orecchio chiuso o un leggero calo dell’udito.
È sempre otite?
No.
Il fastidio dopo il bagno può avere cause differenti e distinguere una semplice presenza di acqua nel condotto uditivo da un’infiammazione o da un’infezione è importante soprattutto nei bambini, che spesso hanno difficoltà a descrivere con precisione ciò che sentono.
Acqua nell’orecchio: perché può dare fastidio?
Dopo il bagno una piccola quantità di acqua può rimanere temporaneamente nel condotto uditivo esterno.
Nella maggior parte dei casi fuoriesce spontaneamente. Se però rimane a lungo nel condotto, l’ambiente umido può alterare le naturali difese della cute e del cerume e creare condizioni favorevoli alla proliferazione batterica. È uno dei meccanismi attraverso i quali può svilupparsi la cosiddetta otite esterna o “otite del nuotatore”.
Un accumulo di cerume può inoltre ostacolare la fuoriuscita dell’acqua; in alcuni casi l’acqua può rimanere intrappolata dietro il cerume e favorire irritazione o infezione del condotto.
Che cos’è l’otite del nuotatore?
L’otite esterna è un’infiammazione del condotto uditivo esterno, cioè il canale compreso tra il padiglione auricolare e il timpano.
È diversa dall’otite media, che interessa invece la parte dell’orecchio situata dietro il timpano ed è particolarmente frequente nell’infanzia.
La permanenza prolungata dell’acqua nel condotto è uno dei fattori che possono favorire l’otite esterna, ma non è l’unico: anche piccole lesioni provocate dalla pulizia dell’orecchio, alcune dermatiti e altri fattori irritativi possono contribuire alla sua comparsa.
Quali sintomi è utile osservare?
Dopo una giornata al mare o in piscina è opportuno prestare attenzione alla comparsa di:
dolore all’orecchio;
prurito nel condotto uditivo;
sensazione di orecchio tappato o pressione;
arrossamento o gonfiore;
secrezioni dall’orecchio;
riduzione dell’udito.
Un segno caratteristico dell’otite esterna può essere anche il dolore provocato toccando o muovendo delicatamente la parte esterna dell’orecchio.
La presenza di uno o più di questi sintomi non consente però di stabilire autonomamente la causa. L’esame dell’orecchio mediante otoscopia permette al medico di valutare il condotto uditivo e il timpano e di distinguere le diverse condizioni che possono provocare dolore.
Bambini: quali segnali possono far pensare a un problema all’orecchio?
Nei bambini più piccoli il dolore non viene sempre riferito chiaramente.
Può quindi essere utile osservare comportamenti come:
toccare o tirare frequentemente l’orecchio;
maggiore irritabilità;
difficoltà a dormire;
ridotta risposta ai suoni;
perdita di equilibrio;
comparsa di secrezioni dall’orecchio.
Questi segnali possono comparire in differenti disturbi dell’orecchio e non sono sufficienti, da soli, per distinguere un’otite esterna da un’otite media.
Dopo il bagno: come aiutare l’acqua a uscire dall’orecchio?
Al termine del bagno è sufficiente adottare alcuni comportamenti semplici.
Inclina la testa lateralmente
Portare l’orecchio verso il basso può facilitare la fuoriuscita spontanea dell’acqua.
Asciuga delicatamente la parte esterna
È sufficiente utilizzare un asciugamano morbido senza introdurlo nel condotto.
Muovi delicatamente il padiglione auricolare
Con l’orecchio rivolto verso il basso, muovere delicatamente il lobo può aiutare l’acqua a defluire.
Cotton fioc? Meglio evitarli
Quando si avverte acqua nell’orecchio, la tentazione di utilizzare un cotton fioc è comprensibile.
È però un comportamento da evitare.
Inserire bastoncini, dita o altri oggetti nel condotto può irritare o lesionare la pelle e spingere il cerume più in profondità.
Il cerume, inoltre, non deve essere considerato semplicemente “sporco”: svolge una funzione protettiva del condotto uditivo.
È utile mettere gocce nell’orecchio dopo il bagno?
Non è consigliabile utilizzare automaticamente gocce auricolari o rimedi fai da te.
Alcuni prodotti possono essere utilizzati in situazioni specifiche, ma devono essere valutati con il medico. In particolare, le gocce per asciugare l’orecchio non devono essere utilizzate senza indicazione in presenza di perforazione del timpano, drenaggi transtimpanici, secrezioni dall’orecchio o otite esterna già presente.
Per questo motivo, soprattutto nei bambini o nelle persone con precedenti problemi auricolari, è preferibile chiedere indicazione al proprio medico prima di applicare qualsiasi prodotto.
Tappi per le orecchie in piscina: servono a tutti?
Non necessariamente.
Per alcune persone che presentano episodi ricorrenti o che devono mantenere l’orecchio particolarmente asciutto, il medico può consigliare tappi adeguati, cuffie da nuoto o protezioni personalizzate.
L’obiettivo è limitare la permanenza dell’acqua nel condotto senza creare ulteriori irritazioni.
Se l’orecchio fa male, si può continuare a nuotare?
Se è presente un’infezione dell’orecchio o vi sono sintomi compatibili con un’infiammazione, è prudente evitare ulteriori ingressi di acqua fino alla valutazione e alla risoluzione del problema.
Continuare a bagnare ripetutamente un condotto già irritato può infatti mantenere un ambiente umido poco favorevole alla guarigione.
Quando è opportuno rivolgersi al medico?
Un semplice fastidio transitorio può risolversi spontaneamente.
È invece opportuno richiedere una valutazione se compaiono:
dolore persistente o crescente;
secrezioni dall’orecchio;
gonfiore intorno all’orecchio;
febbre elevata o importante malessere;
improvvisa riduzione dell’udito;
vertigini o vomito associati;
episodi che si ripetono frequentemente.
Una valutazione è inoltre particolarmente importante nei bambini molto piccoli e nelle persone con diabete, difese immunitarie ridotte o altre condizioni mediche rilevanti.
Mal d’orecchio dopo piscina e mare: prevenire senza “pulire troppo”
Per ridurre il rischio di fastidi dopo il bagno bastano spesso poche attenzioni:
asciugare bene le orecchie dopo il nuoto;
favorire la fuoriuscita naturale dell’acqua;
non introdurre cotton fioc o altri oggetti nel condotto;
non tentare di rimuovere autonomamente il cerume;
utilizzare eventuali protezioni o prodotti auricolari solo quando realmente indicati.
La prevenzione non significa quindi pulire continuamente l’orecchio.
Significa rispettare i suoi naturali meccanismi di protezione e riconoscere i sintomi che meritano un controllo.
Quando può essere utile una visita otorinolaringoiatrica?
Quando dolore, sensazione di orecchio chiuso, secrezioni o riduzione dell’udito persistono o si ripresentano, la valutazione otorinolaringoiatrica permette di osservare direttamente il condotto uditivo e il timpano e di identificare la causa del disturbo.
In base a quanto osservato, lo specialista può stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti o indicazioni specifiche.
A cura del Dr. Med. Domenico Benedetto
Specialista in Otorinolaringoiatria – Beca OTO, Monza
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione medica individuale.
FAQ
L’acqua nelle orecchie provoca sempre un’otite?
No. Spesso l’acqua fuoriesce spontaneamente. La permanenza prolungata nel condotto può però favorire l’otite esterna creando un ambiente umido favorevole alla proliferazione batterica.
Il mal d’orecchio dopo la piscina è sempre “otite del nuotatore”?
No. Il dolore può avere cause differenti; per distinguere un problema del condotto esterno da altre condizioni è necessario valutare l’orecchio.
Posso usare il cotton fioc per togliere l’acqua?
No. Il cotton fioc può irritare il condotto e spingere il cerume più in profondità.
Cosa fare se esce liquido dall’orecchio?
È opportuno non applicare prodotti autonomamente e richiedere una valutazione medica, soprattutto se la secrezione è associata a dolore o riduzione dell’udito.



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